203
febbraio 7th, 2012 Commenti disabilitati
La preghiera più comune consiste nel far leva sull’amor proprio degli dèi a proposito della loro potenza: «Aiutami, Giove, perché lo puoi»; se il dio non lo fa, rischia di far sospettare di essere meno potente di quanto non si creda. Si cercava di avere gli dèi dalla propria stancandoli, fiaccando a forza di preghiere la loro altera indifferenza di patroni (fatigare deos). Si «frequentava il loro tempio», dove si andava ogni mattina a far loro un saluto, come i clienti che vanno a salutare il patrono; si rendeva particolare omaggio al dio il cui tempio era vicino alla casa in cui si abitava, perché un vicino potente è il protettore più indicato. La disinvoltura liberale, l’ingenua serenità del paganesimo derivano così dall’aver concepito le relazioni con gli dèi sul modello delle relazioni politiche e sociali; sarebbe stato compito del cristianesimo concepirle sul modello delle relazioni familiari e paternalistiche ed è questa la ragione per cui il cristianesimo, a differenza del paganesimo, sarà una religione di obbedienza e d’amore: la genialità di sant’Agostino, lo slancio sublime di santa Teresa sono sviluppi giganteschi della relazione familiare. E così pure l’angoscia di Lutero davanti all’arbitrio onnipotente del Padre. Un’altra metafora che i pagani di buon senso biasimavano era la relazione servile. L’uomo che tutti i momenti trema all’idea degli dèi, come davanti a padroni capricciosi e crudeli, si fa di questi un’immagine indegna di essi e di un uomo libero. Questa paura degli dèi (deisdaimonìa) è ciò che i Romani intendevano per «superstizione»; lasciavano che la gente del popolo, nell’Oriente abituato a obbedire a dei potentati, immaginasse che la pietà religiosa consiste nel proclamarsi schiavi, servitori di un dio. In fondo la relazione classica con gli dèi è nobile e libera: è fatta di ammirazione.
(Paul Veyne, La vita privata dall’Impero romano all’anno Mille, 1985)
202
febbraio 5th, 2012 Commenti disabilitati
Ma attenzione: molti di coloro che considerano archeologia grottesca le tesi lombrosiane sono poi quelli che si bevono gli annunci sulle cause genetiche dei comportamenti. Tra la scoperta della fossetta occipitale sulla fronte del criminale lombrosiano e la scoperta del gene dell’adulterio o quello della menzogna non c’è molta differenza. Come non c’è molta differenza tra il piede gonfio che contrassegnava la colpa di Re Edipo e il Dna che smaschera lo stupratore. Tra Sofocle e Craig Venter, il genetista scopritore del genoma, c’è continuità.
(Oddone Camerana, “Tuttolibri”, 04/02/2012)
201
febbraio 1st, 2012 Commenti disabilitati
Per oltre tre secoli il mondo musulmano è rimasto privo di quello straordinario veicolo di rivoluzione culturale che è stato il libro a stampa in conseguenza della proibizione della riproduzione meccanica di qualsiasi testo in arabo e turco emanata dal califfo ottomano Beyazit nel 1483 e presto replicata nel 1515 dal successore Selim II. Stampare, possedere e leggere il Corano e qualsiasi altro testo a stampa in arabo era considerato blasfemo e meritevole della pena capitale. Lo scopo era impedirne la diffusione nonché la libera lettura e interpretazione critica. La proibizione fu abolita, ma non per il Corano, nel 1727. In quell’anno, con circa duecentosessantanni di ritardo rispetto a Gutenberg, veniva impiantata la prima tipografia per stampare libri in arabo in un Paese musulmano. Il primo titolo a stampa fu un Dizionario arabo-turco. Per il Corano si dovette aspettare fino al 1923.
(Giancarlo Petrella, “Domenica”, 29/01/2012)
200
febbraio 1st, 2012 Commenti disabilitati
La notazione del vespero fu paragonata all’anticlima del pensiero, alla variopinta terzana che detiene il magistero del mare. Un fato solenne verrà offerto sui promontori di ponente, presso la colonna binata del caso. La sorte favorevole, già incisa sui balaustri laterali, fiammeggia incipiente. Scoprire ora la falsa frase che governa l’agguato instabile del nulla sarebbe ancora secondario rispetto all’inizio dell’impresa: sarà, colà ove si combatte per il primato metafisico che verrà deciso se corrispondere alle profferte dell’io o se abbandonare per sempre il volubile itinerario dell’infinito. La risorsa della concomitanza è solo un apparato di profilo, il resto innocente della consumata vertigine delle spirali dell’essere.
/Si può commutare “io” con “essere”/
(Lucio Saffaro, Trattato di commutazione, 1990)
199
gennaio 30th, 2012 Commenti disabilitati